Rosa Spina

ROSA SPINA

L’arte contemporanea attraversa un periodo storico particolarmente complesso, caratterizzato dalla crisi economica e dall’impoverimento della società, dai cambi generazionali e delle visioni del mondo. Inevitabilmente il mercato di ogni artista, anche già in precedenza consolidato e quotato a livello internazionale, ne ha risentito particolarmente in senso negativo e inaspettato. In questo panorama così convulso e indubbiamente instabile dell’arte contemporanea, gli artisti si trovano a dover sperimentare e a confrontarsi ancor più in ambiti culturali qualificati che valicano i confini nazionali per poter comunicare la propria energia artistica in modo universale, in ogni angolo del mondo.

Devono essere capaci, con linguaggi sempre più originali, di approfondirne termini e valori, dando connotazioni stilistiche precise e il più possibile rivoluzionarie e offrire al pubblico dei contenuti unici. Rosa Spina è una vera artista perché è autentica: possiede una sua tipicità nello stile e si presuppone che ogni critico debba saper individuare, coglierne “le invenzioni” su cui puntare per portarne all’attenzione il talento e il suo linguaggio più autentico.

Col suo lessico espressivo l’artista riesce a trovare tecniche e simbologie tali da racchiudere, come in un discorso, frasi e idee contenute in una logica comunicativa metastorica, al di là del tempo presente e paradossalmente sempre contemporanei. Rosa Spina crea opere con una propria identità espressiva e culturale capace di rompere l’accademismo, e di seguire, con ampia autonomia interpretativa fino a toccare e a disvelare l’enigma dell’invenzione e dell’immaginazione.

La scansione ritmica operata da Rosa Spina in questa serie di opere, evita qualsiasi distorsione anomorfica. Le sue sono opere generate da impianti polimaterici semplici, ridotti all’essenziale: grovigli di fili colorati si intrecciano in un regolare ma variabile susseguirsi a ventaglio di curve, nelle quali si genera un impercettibile alito di vento che, le fa librare nel vuoto. Le linee ritorte, intessute nella regolare struttura metallica, vengono interrotte dalla leggerezza che culmina nella fenomenologia del movimento creato dai filamenti variopinti.

La luminosità, uniforme e dilatata, esalta la materialità della superficie pittorica, con la visione dell’occhio degli effetti dinamici e vibranti nell’atmosfera. Le sue strutture “Mobili” sembrano involarsi nello spazio circostante: battiti d’ali, rapidi, effimeri aquiloni palpitanti. Le trame che ci offre sono serbatoi di affetti e pulsioni, nel contempo trame interrotte, incarcerate nell’intreccio di rapide mutazioni.

Quando vidi per la prima volta questi lavori, mi convinsi che Rosa Spina si fosse svincolata da esperienze interpretative “calderiane”, riuscendo a creare e a parlare un suo linguaggio, negando quindi la dipendenza da ogni o qualsiasi corrente. Infatti oggi le sue sperimentazioni procedono in linea con la sempre più ampia libertà formale e stilistica.

La sintesi, evidenziata in questi lavori, sviluppa ma non esaurisce ancora un nuovo concetto di opera d’arte: quello che era un semplice tessuto, disciplinato da un uso antico, ha perduto la sua tradizionale valenza o fisionomia. Ora tenta di sfuggire al proprio supporto, di sottrarsi ai propri limiti, assume la trama lacerata da innumerevoli bordi feriti e contorti, ripiegati su se stessi, è la mappa di un originale labirinto che si adagia su una struttura fisica nuova. Il risultato è un’apertura a una propria personale dimensione incapace di vivere dentro i propri limiti, continuamente sospinta a cercare nuovi approdi. Infatti, se osserviamo con attenzione le opere, ci immergiamo in una nuova forma d’arte, unica dal significato del tutto autonomo, scevro di influenze stilistiche. La dimostrazione più interessante è confermata proprio in alcune sue ricerche: il recupero di antichi tessuti intrecciati con schemi meditati come labirinti virtuali che si trasformano in opere fino alla fusione tra pittura e scultura. I frammenti ormai lacerati assumono e intraprendono una nuova geografia che affiora sulle sue superfici intrecciate.

Il movimento occasionale di queste “forme-volumi” fanno affiorare lo spessore di un’entità effimera, quasi a voler frastagliare la profondità dello spazio. Le sue ricerche abbracciano e fanno tesoro delle diverse teorie della psicofisica di Gustav Theodor Fechener, il quale nei suoi studi sviluppa l’analisi delle “sensazioni” come elementi fondanti relazionali, alla base di qualsiasi fenomeno della vita psichica e del sistema concettuale. Concetti sviluppati ampiamente anche dai futuristi con lo sviluppo pittorico della sensazione “dinamica”.

Nell’arte di Rosa Spina si afferma, quindi, il pensiero eracliteo nel quale viene espresso il convincimento o sensazione che la costruzione dell’opera, quadro o scultura che siano, devono essere sprovvisti di tensione o di apparizioni dando l’impressione di un movimento meccanico, quasi metafisico. Ed ecco che tutto ciò avviene in questi suoi “Mobil” che fluttuano liberamente nello spazio a secondo del loro fulcro iniziale, che può essere situato occasionalmente nelle orbite di rotazione.

Le strutture delle sue opere oscillano come fossero sculture a tuttotondo, dando una profondità elastica che imprime, al tempo stesso, aspetti di atemporalità. Il valore di Rosa Spina consiste nell’aver saputo metamorfizzare in una equilibrata fusione insieme il vecchio ed il nuovo, senza scadere in effetti superficiali.

Le sue aeree creature sembrano, talvolta organizzare, come in una partitura musicale, ritmi sincopati e confondere insieme capricciose invenzioni di vago sapore letterario espandendo in una creazione di immagini di pura e libera fantasia come precorrimento in talune trasposizioni analogiche surrealiste.

Questa rassegna si prefigge di mettere sotto gli occhi delle nuove generazioni, una piccola antologia del lavoro di un artista che ha saputo conquistare la propria cifra espressiva nella certezza di un linguaggio sempre più autonomo.