M’horò. Chambre de musique

Una modernità senza tempo in un’estrema sintesi scultorea “musicale” . 

Ad appena tre anni di distanza dalla sua galoppante entrata in scena, M’horò (la cui identità rimane ancora misteriosa, avendo scelto l’artista un rigoroso anonimato) può essere considerato l’enfant prodige del panorama artistico europeo contemporaneo, per la sua lezione di grande creatività e per gli inediti scenari estetici e poetici calati in una sorta di modernità senza tempo che trasforma oggetti inerti in essenza. E nello specifico, in sorprendenti e allegorici strumenti musicali di un’ideale “chambre de musique”: una estrema sintesi, solo apparentemente rarefatta, muta e silenziosa, con cui M’horò trasforma gli scarti industriali di alluminio (soprattutto serpentine radiali e radiatori di auto e camion) in sinuose sagome, con le componenti concave e convesse sottoposte ad estroflessioni raffinate, a piegature, perforazioni, stampigliature e torsioni, quasi fossero creazioni di celebri liutai da impiegare in esclusivi concerti da camera.

Ma, anziché la capacità di lavorare e assemblare il legno, ecco qui, invece, la stupefacente abilità di costruire una “filigrana di metalli” con figure plastiche fluide e ondulanti che prendono corpo per un’orazione di armonia, una lezione di evocazione e di in-canto in cui il genio scultoreo si associa tout de suite all’eleganza formale degli strumenti

I superbi, luminosi, sfavillanti quanto lievissimi violini, viole, violoncelli in metallo, scolpiti e modellati da M’horò con altrettanta maestria liutaria, sono come fini e leggerissime cesellature pensate a contrappeso modernissimo con quanto sta tutto intorno qui a Cremona: e cioè, i leggendari Stradivari, Guarneri, Guadagnini, Amati, oltre le più belle creazioni della liuteria contemporanea, legittima erede di quella insuperata seicentesca.

Sempre più apprezzato ed esaltato da critica e mercato, tra i suoi estimatori M’horò conta anche Vittorio Sgarbi, che ne scrive: “con M’horò c’è solo da vedere cosa c’è davanti, punto e basta: un atto di grande franchezza intellettuale che rinuncia alla facile protezione dell’art pour l’artiste. Quando le opere sono così coerenti, che tu le riconosci senza sapere di chi sono, esse sono nate dalla mente di Dio, che è quella che l’artista riproduce, e quindi loro parlano di lui e non lui di loro. E’ il caso di questo artista, che ha scelto di non farsi riconoscere e usare lo pseudonimo di M’horò”.

La dimensione ecologista di questo originale artista (che realizza le sue opere senza uso di fiamma ossidrica, solo ed esclusivamente scultura “cruda”, operata con le mani e con semplici attrezzi meccanici) è poi di tutta evidenza nel recupero, il riscatto del rifiuto industriale dalla sua inevitabile ossidazione, decomposizione, mummificazione, e reso linfatico e vitale come in un’epifania plastica che lo resuscita e lo riconsegna a nuova vita.

Sempre a cura di M’horò, i “Cremona Musica Awards”, preziose sculture d’autore e gioielli\premio che la fiera consegna ogni anno ai grandi della musica internazionale: per l’edizione 2019, al violinista Salvatore Accardo, al direttore d’orchestra Ezio Bosso, al chitarrista Paco Peña, al clarinettista Richard Stoltzman e ad Amnon Weinstein per “Violins of Hope”.

Roberto Messina