M’horò Suite. Sculture per… orchestra

Negli spazi del ChigianArtCafè presso l’Accademia Musicale Chigiana, dal 6 luglio al 31 agosto si terrà M’HORÓ SUITE Sculture… per orchestra, la sorprendente mostra di M’horó – artista “enigmatico” e misteriosamente ancora senza volto – a cura di Antonio Falbo, Salvatore Falbo, Roberto Messina, con Diego Giudici e la Minotauro Fine Art Gallery di Palazzolo sull’Oglio (www.galleriaminotauro.com), che cura in esclusiva opera e archivio dell’artista.

La grande originalità della sua opera, unita ad una rara forza poetica ed estetica, incontra il tema del Chigiana International Festival 2019 “Out of Nature” con una produzione/collezione di opere dedicate dall’artista agli strumenti musicali. A Siena M’horó presenta infatti le sue “eco-sculture”: fini e leggerissime cesellature in alluminio, ricavate da scarti industriali (soprattutto radiatori d’auto e serpentine radiali), miracoloso risultato di “provocazione”, ma pure di estrema fascinazione.

Ad appena tre anni di distanza dalla sua entrata in scena nel panorama dell’arte, critica specializzata, gallerie, istituzioni, mercato, stanno riservando grande attenzione a questo scultore davvero singolare, inimitabile ideatore di nuove forme su una sua materia-tipo. Tra gli estimatori, Vittorio Sgarbi, che scrive: “con M’horó c’è solo da vedere cosa c’è davanti, punto e basta: un atto di grande franchezza intellettuale che rinuncia alla facile protezione dell’art pour l’artiste (…). Quando le opere sono così coerenti che tu le riconosci senza sapere di chi sono, esse sono nate dalla mente di Dio, che è quella che l’artista riproduce, e quindi loro parlano di lui e non lui di loro. E’ il caso di questo artista che ha scelto di non farsi riconoscere e usare lo pseudonimo di M’horó”.

Premiato con esaltanti aggiudicazioni nelle aste nazionali e puntualmente segnalato nei motori di ricerca internazionali, come Art Price, M’horó questa volta sorprende e stupisce ancor più con il virtuosismo di un gesto tecnico liutario. Anziché confrontarsi con la lavorazione del legno, infatti, M’horó fa emergere la sua abilità nel costruire una filigrana di metalli in cui il genio scultoreo viene associato al fascino e all’eleganza formale degli archi.

Sempre alla ricerca di un primitivismo originario, M’horó si (e ci) imbatte in materiali di rottamazione che “manipola” ricorrendo alla piegatura, torsione, perforazione, incisione delle strutture radiali e delle loro lamine di alluminio. Non usa la fiamma ossidrica, ma imprime le forme solo ed attraverso un modellato spontaneo, operato con le mani e con semplici attrezzi meccanici. C’è, in questo, una dimensione ecologista di tutta evidenza: l’artista che recupera, che riscatta il rifiuto industriale dalla sua inevitabile ossidazione, rendendolo linfatico, vitale, ri-consegnandolo ad una seconda e terza vita.

In una sorta di mitologia del contemporaneo, i materiali di scarto giunti a nuova esistenza divengono bizzarre casse armoniche dalle quali sembrano emergere raffinate sinfonie d’altri tempi, in una sintesi solo apparentemente muta e silenziosa. Il divenire plastico e gestuale di M’horó, trasforma così i radiatori di auto e camion in beccheggianti strumenti, con i componenti radianti concavi e convessi, che si estroflettono come raffinate creazioni di celebri liutai, da impiegare in esclusivi concerti cameristici o sinfonici.

Saranno dunque i suoi stranianti violini, viole, violoncelli e contrabbassi metallici a sfilare tra le storiche mura della Chigiana, inseriti con l’aria di una suggestiva provocazione tra i pregiati artefatti di liuteria e i cimeli musicali in essa custoditi. E sarà come se suonassero davvero armoniose cadenze, gli strumenti del trio d’archi (violino, viola e violoncello) che M’horó ha appositamente creato e installato all’ingresso del palazzo per accogliere i visitatori. La collezione degli strumenti di M’horó animerà di strane consonanze le stanze del ChigianArtCafé, nuovo spazio vocato all’incontro con diverse esperienze artistiche del contemporaneo, visitabile durante l’intera giornata.

Nel corso del Festival, M’horó farà dono delle sue sculture/miniature ispirate al violino e appositamente realizzate per l’edizione “Out of nature”, ai grandi maestri chigiani di strumento ad arco.

La mostra di Siena va così a consolidare la “fortuna” e il nutrito programma espositivo di questo autentico talento sempre più conteso dai collezionisti e apprezzato dalla critica specializzata. M’horó sarà protagonista a breve alle Terme di Chianciano, poi alla fiera Cremona Musica (unico artista qui impegnato in una grande collaterale) e nella grande retrospettiva a Milano nel prossimo inverno. Seguiranno esposizioni a Rimini, Firenze, Brescia, Toronto, New York, Parigi, Londra, Stoccolma, Istanbul, Oporto, Muscat, Dubai.